Andrea Branzi

Si chiama Vertical Home il progetto che Andrea Branzi presenta all’edizione 2013 di Futurdesign. E’ un grande ambiente dove lo spazio interno non è organizzato secondo dispositivi architettonici tradizionali, ma si sviluppa intorno ad un'alta parete verticale che contiene tutte le funzioni residenziali e operative, lasciando libero lo spazio orizzontale per ospitare attività non previste. Una sorta di macro-scaffalatura abitabile, una vertical home che propone un interpretazione integrale e flessibile del co-housing.

La struttura della Vertical Home di Futurdesign è rossa a contrasto con le pareti che delimitano lo spazio e il pavimento in linoleum di colore bianco. Attrezzata con una scaletta e un letto matrimoniale in aggetto in metallo cromato e con elettrodomestici dell'area cucina e computer dell'area studio, la struttura è completata da complementi di arredo che connotano le singole aree con funzioni differenti quali lampade, libri, sculture, fiori, abiti ecc.

Il progetto propone un modello di co-housing integrale, che fa riferimento ad un'idea di convivenza più ampia, tra la residenza e il lavoro, tra la specie umana e quella animale, tra la tecnologia e il sacro. Questo tipo di progetto fa parte di una strategia di ricerca volta a confrontare la nostra cultura del progetto (troppo immobile e immobiliare) con la complessità delle trasformazioni sociali e culturali in corso, sperimentando nuovi assetti e nuove dimensioni mentali del progetto; con un occhio ai tempi lunghi della storia e non soltanto a quelli brevi del mercato professionale.

Nell'epoca della globalizzazione si deve cominciare a sperimentare la contaminazione tra il nostro concetto illuminista di ospitalità neutrale e il senso più ampio di appartenenza al regno dei viventi che viene dall'oriente; dentro ad un ambiente la cui qualità non è soltanto riferita all'assenza di inquinamento ma ad un profondo senso antropologico ed estetico. Un ambiente dove la riduzione del consumo energetico non per soltanto una questione tecnologica, ma che coincide con un progetto più ampio di natura culturale e spirituale, fisica e metafisica. Metropoli quindi meno antropo-centriche e più aperte ad un concetto di ospitalità universale verso la biodiversità.